La tragedia che ha sconcertato il quartiere di Los Feliz a Los Angeles nel 1959.
La bella villa in stile Revival Spagnolo al 2475 di Glendower Place, nel ricco quartiere di Los Feliz, è stata a lungo uno dei luoghi più misteriosi di Los Angeles. Se la storia fosse solo quella di un medico che ha ucciso la moglie con un martello e poi se stesso con Nembutal e pillole, sarebbe comunque circolata tra i ragazzini del quartiere.
Dopo l’omicidio-suicidio, la casa fu venduta ed è rimasta vuota per decenni, ancora addobbata per il periodo di Natale come si presume fosse stata la notte di dicembre in cui avvenne la tragedia.
La notte del 6 dicembre 1959, nella villa situata sulla collina di Los Feliz, il dottor Harold Perelson colpì la moglie Lillian, che dormiva, alla testa con un martello, poi la lasciò morire soffocata dal suo stesso sangue, poi andò nella stanza della figlia di 18anni Judye, che colpì alla testa con lo stesso arnese.
Il colpo, però, non era andato a segno e Judye iniziò a urlare, svegliando i vicini con il grido “Non uccidermi“, mentre il padre le diceva di “stai ferma” e “non urlare“. Judye scappò, e vide sua madre, poi scappò fuori dalla casa, raggiungendo l’abitazione di un vicino, Marshall Ross, dove chiamò la polizia.
Secondo un articolo del 1959 del Los Angeles Times, Ross, entrò in casa Perelson prima dell’arrivo della polizia. Ross disse che Harold era in preda all’agitazione ma comunque vivo quando lo vide, così disse ad Harold di andare a sdraiarsi. Secondo quanto dichiarato, l’uomo lo ascoltò e si dileguò in una delle camere da letto dove morì prima dell’arrivo dell’ambulanza.
Torniamo in casa. Quando i due fratelli minori di Judye, Debbie di 11 anni e Joel di 13 sentendo le urla si svegliarono, il padre disse loro: “Tornate a letto. Questo è un incubo“. Prima dell’arrivo di Ross, Perelson avrebbe ingerito delle pillole, che si ritiene fossero codeina o un potente tranquillante. Sebbene alcuni articoli di giornale abbiano affermato che il dottor Perelson si sia ucciso ingerendo dell’acido, Il medico legale aveva stabilito che si era trattato di un’overdose di barbiturici.
La polizia trovò Perelson morto sul pavimento accanto al letto della moglie, intriso di sangue. Stringeva ancora il martello tra le mani. Sul comodino accanto al letto, gli investigatori trovarono una copia della “Divina Commedia” di Dante aperta al primo canto.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura: ché la diritta via era smarrita…”, si leggeva nel brano. Per i successivi cinquant’anni, la villa sarebbe rimasta completamente intatta e disabitata.
Un anno dopo il raccapricciante episodio, la villa fu acquistata all’asta da una coppia, Emily e Julian Enriquez, che la utilizzavano solo come deposito. I vicini ricordano di aver visto la coppia portare degli scatoloni alla villa, ma di non essersi mai fermata a dormire. Nel 1994, Rudy Enriquez ereditò la casa e, come i suoi genitori, non vi soggiornò o apportò modifiche al vecchio arredamento dei Perelson.
I vicini di casa e i temerari visitatori di villa Perelson hanno condiviso le proprie storie. Dalle finestre sporche si possono scorgere un televisore in stile anni ’50, un albero di Natale e dei regali accuratamente incartati. I mobili sono coperti da uno spesso strato di polvere e il soggiorno è rimasto esattamente com’era quella sera di dicembre.
Rudy Enriquez, morto nel 2015, si era sempre rifiutato di vendere la proprietà.
L’esterno della villa è stata a lungo in progressivo degrado al punto che i vicini di casa hanno dovuto contribuire alla manutenzione della proprietà.
Sebbene nessuno sia stato formalmente invitato a entrare nella casa, si dice che per qualche tempo la villa abbia attirato degli intrusi. Gli ex vicini hanno persino visto persone fare dei picnic nel cortile.
Una degli intrusi sostiene che la casa sia infestata e che sia stata morsa da una vedova nera mentre cercava di entrare. È stato installato un sistema di allarme che, a tutt’oggi, rimane una delle uniche modifiche apportate alla vecchia casa dei Perelson.
Nessuno sa cosa abbia spinto esattamente il dottor Perelson a commettere quelle atrocità più di cinquant’anni fa. Alcuni hanno ipotizzato una situazione di difficoltà finanziaria, mentre altri hanno riportato alla luce vecchie voci, non confermate, secondo le quali il dottor Perelson sarebbe stato segretamente ricoverato in un ospedale psichiatrico.
Tutti e tre i figli di Perelson sono sopravvissuti all’incidente, anche se da allora nessuno è stato più ricordato dai media. Un mistero ancora più insolito è il motivo per cui l’ultimo proprietario abbia lasciato fino alla sua morte, la scena del crimine pressocché identica a com’era nel 1959.

